Quindicimilatrecento ricercatori di 184 Paesi hanno firmato un appello universale per la salvaguardia del pianeta. Tra i firmatari figurano molti scienziati e ricercatori italiani e quattro di loro lavorano all’Università degli Studi dell’Insubria: Roberta Bettinetti, Professore di Ecologia del Dipartimento di Scienze Teoriche e Applicate (DiSTA), Bruno E.L. Cerabolini, Professore di Botanica Ambientale e Applicata del DiSTA, Maria Vittoria Mazzamuto, PhD Research Fellow del DiSTA e Gianluca Tettamanti, Professore di Zoologia del Dipartimento di Biotecnologie e Scienze della Vita (DBSV).

Il contributo: “World Scientists’ Warning to Humanity: A Second Notice” è stato pubblicato di recente dalla rivista scientifica BioScience (Oxford University Press): il primo firmatario è il professor William J. Ripple del Dipartimento Ecosistemi Forestali e Società dell’Università dell’Oregon. Si tratta di un appello, documentato scientificamente, che fa seguito a un analogo documento apparso 25 anni fa, nel 1992, a cura della Union of Concerned Scientists (Unione degli Scienziati Consapevoli) e firmato da 1700 ricercatori di tutto il mondo, compresa la maggior parte dei premi Nobel in campo scientifico viventi allora.

L’“Avvertimento degli Scienziati del Mondo all’Umanità” del 1992 era un vero e proprio appello all’umanità per richiamare l’attenzione sul problema della distruzione dell’ambiente per colpa dell’uomo e richiedere “un grande cambiamento nella gestione della Terra e della vita su di essa”. Nel documento di 25 anni fa si esprimeva preoccupazione per i danni al pianeta Terra legati all’impatto delle attività dell’uomo e in particolare per la diminuzione dello strato di ozono, la scarsa disponibilità di acqua dolce, l’impoverimento della vita marina, l’aumento di zone morte oceaniche, la perdita di foreste, la distruzione della biodiversità, i cambiamenti climatici e la continua crescita della popolazione umana.

A distanza di un quarto di secolo – denunciano gli scienziati nel nuovo documento appena pubblicato – l’unico risultato positivo raggiunto è stata la stabilizzazione dello strato di ozono della stratosfera, mentre invece non ci sono stati sufficienti progressi nella risoluzione generale delle altre sfide ambientali previste e anzi, molte di loro stanno peggiorando in modo allarmante.

La preoccupazione maggiore, oggi nel 2017, sono i cambiamenti climatici potenzialmente catastrofici dovuti all’aumento dei gas serra derivanti dall’impiego di combustibili fossili, dalla deforestazione e dalla produzione agricola – in particolare dall’allevamento di ruminanti per il consumo di carne.

Non riuscendo a limitare adeguatamente la crescita della popolazione, a rivalutare il ruolo di un’economia radicata nella crescita, a ridurre i gas serra, a incentivare le fonti di energia rinnovabile, a proteggere l’habitat, a recuperare gli ecosistemi, a ridurre l’inquinamento, a fermare la sparizione della fauna e a contrastare l’invasione di specie aliene, l’umanità non sta prendendo i provvedimenti urgenti necessari per salvaguardare la nostra biosfera messa in pericolo – sottolineano ancora i ricercatori.

L’appello chiama in causa i leader politici, i media e i semplici cittadini chiedendo non soltanto azioni di governo, ma anche un cambiamento dei comportamenti individuali dei singoli, come ad esempio limitare il numero dei figli e diminuire il consumo pro-capite di combustibili fossili, carne e altre risorse.

In questi 25 anni, sottolinea l’articolo, sono stati fatti progressi anche nella riduzione dell’estrema povertà e della fame, nei tassi di fecondità in molte regioni dove si è investito nell’educazione delle donne, nel declino del tasso di deforestazione e nella rapida crescita nel settore delle energie rinnovabili, ma ancora non abbiamo imparato molto dal 1992 e ancora c’è moltissimo da fare sulla strada verso la sostenibilità.

L’articolo delinea la strada da seguire per prevenire una miseria diffusa e una catastrofica perdita di biodiversità: dalla istituzione di riserve di habitat terrestri, marini, aerei e di acqua dolce, al mantenimento degli ecosistemi con la riforestazione e la rinaturalizzazione con specie autoctone, dalla riduzione dello spreco alimentare alla promozione di una dieta a base vegetale; dalla riduzione ulteriore dei tassi di fecondità garantendo che donne e uomini abbiano accesso all’educazione e a servizi di pianificazione famigliare su base volontaria, all’educazione alla natura all’aria aperta per i bambini, dalla promozione delle nuove tecnologie “green” all’adozione di fonti energetiche rinnovabili.

Nonostante il primo monito sia stato disatteso adesso l’umanità deve mettere in pratica una alternativa più sostenibile da un punto di vista ambientale rispetto all’attuale modo di fare. Serve sì un cambiamento politico-economico, ma anche individuale di ciascuno di noi, nella vita di tutti i giorni “la Terra e tutta la sua vita” infatti “sono la nostra unica casa”.

https://academic.oup.com/bioscience/advance-article/doi/10.1093/biosci/bix125/4605229